“Panama Papers”, commissione d’inchiesta istituita dal Parlamento Europeo

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Il Parlamento ha deciso di istituire, mercoledì, una commissione d’inchiesta su “Panama Papers”, le rivelazioni sulle società offshore e i loro beneficiari. Compito della commissione sarà di indagare sulle presunte violazioni e sui casi di mancato rispetto, da parte della Commissione o degli Stati membri, delle norme comunitarie in materia di riciclaggio, elusione ed evasione fiscale.

La commissione sarà composta da 65 membri e avrà dodici mesi per presentare la relazione finale. Il mandato della commissione d’inchiesta, approvato dall’Aula per levata di mano, è stato concordato giovedì 2 giugno dalla Conferenza dei Presidenti del Parlamento europeo (il Presidente del Parlamento e i leader dei gruppi politici).

Sul fronte migrazione, invece, nel corso del dibattito con il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans e con l’Alto Rappresentante Federica Mogherini, in cui è stata presentata la proposta per un nuovo “quadro di partenariato con i Paesi terzi”, la maggioranza dei deputati ha accolto con favore il rafforzamento della cooperazione con questi Paesi, mentre molti hanno criticato l’eventualità di replicare l’accordo raggiunto con la Turchia con altri paesi. La Commissione vuole stabilire un “compact su misura” con alcuni Paesi selezionati – Giordania e Libano nella prima fase, successivamente Niger, Nigeria, Senegal, Mali, Etiopia e infine Tunisia e Libia – per migliorare il controllo delle frontiere, aumentare i rientri e migliorare la vita e le condizioni di migranti e rifugiati. I partenariati strategici dovrebbero premiare i paesi disposti a collaborare con l’UE e penalizzare quelli che rifiutano tale collaborazione.

Si è parlato anche di crescita e investimenti. A un anno dal suo lancio, infatti, i deputati hanno espresso posizioni divergenti sullo stato di avanzamento del “Piano Juncker”, che prevede 315 miliardi di euro in investimenti per l’Europa, durante il dibattito di mercoledì con il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen. Mentre i gruppi PPE e S&D hanno accolto positivamente il lavoro effettuato dal “Fondo europeo per gli investimenti strategici” (FEIS) e l’annuncio della Commissione di estenderne la durata, i deputati appartenenti a gruppi più piccoli si sono detti scettici circa i risultati conseguiti fino ad oggi. Il commissario Katainen ha dichiarato che il “Piano Juncker” ha contribuito a rimuovere gli ostacoli agli investimenti e contribuito ad aiutare le piccole e medie imprese (PMI). Gli oltre 185 accordi tra il FEIS e le banche dovrebbero, infatti, fornire finanziamenti a oltre 150.000 PMI, ha affermato, aggiungendo che la Commissione prevede di presentare, entro la fine dell’anno, la proposta di estendere la durata del FEIS oltre i tre anni previsti e aumentare gli investimenti nei paesi terzi.

Giro di vite poi contro evasione fiscale e redditi esteri. La proposta della Commissione per una direttiva comunitaria anti-evasione fiscale nell’UE è stata accolta infatti dal Parlamento in una risoluzione approvata nella giornata di mercoledì. I deputati chiedono limiti più rigorosi alle detrazioni per i pagamenti degli interessi e norme più severe sui redditi esteri, con un’aliquota minima d’imposta al 15%. La risoluzione ha dei cardine: una maggiore trasparenza per i fondi fiduciari e le fondazioni, regole comuni sulle agevolazioni fiscali per i sistemi di “patent box”, atti a calcolare il reddito derivante dalla proprietàÌ intellettuale, e una lista nera europea dei paradisi fiscali con sanzioni contro le giurisdizioni non collaborative. Secondo il testo della risoluzione, approvata con 486 voti favorevoli, 88 contrari e 103 astensioni, le imposte dovrebbero essere pagate nel luogo in cui sono realizzati i profitti, e dovrebbero esserci misure giuridicamente vincolanti per bloccare i metodi piùÌ comunemente utilizzati dalle aziende per l’evasione fiscale. Il Parlamento propone inoltre definizioni di termini come “organizzazione stabile”, “paradisi fiscali”, “sostanza economica minima”, “prezzi di cessione”, “canoni”, “sistemi di patent box”, “società fittizie” e altri, finora suscettibili d’interpretazione. La direttiva anti-evasione riflette il piano d’azione dell’OCSE per limitare l’erosione della base imponibile e lo spostamento dell’utile, e segue le raccomandazioni fatte dal Parlamento lo scorso novembre (rapporto TAXE 1) e dicembre (con le raccomandazioni legislative redatte da Annalise Dodds (S&D, UK) e Ludêk Niedermayer (PPE, CZ).

Dal PE, infine, un prestito di 500 milioni di euro alla Tunisia, effettuato a condizioni favorevoli, per aiutare il paese a ridurre il suo debito estero e consolidare i propri meccanismi democratici (per avere accesso al credito, la Tunisia dovrà firmare un memorandum di intenti con la Commissione europea, impegnandosi a realizzare riforme strutturali e a perseguire una sana gestione delle finanze pubbliche); una risoluzione, approvata con 329 voti favorevoli, 299 contrari e 49 astensioni, con cui i deputati invitano gli Stati membri dell’UE a “condurre indagini, assicurando la piena trasparenza, sulla presunta esistenza, sul loro territorio, di prigioni segrete che avrebbero ospitato detenuti nell’ambito del programma della CIA” (i deputati sono preoccupati dal fatto che “l’indebita classificazione dei documenti” conduca “di fatto all’impunità degli autori delle violazioni dei diritti umani); e la condanna per il ritardo della Commissione nella pubblicazione dei criteri scientifici necessari a identificare e ridurre l’esposizione alle sostanze chimiche che interferiscono con le attività ormonali, considerate una minaccia globale dal programma dell’ONU per l’ambiente (UNEP) Nazioni Unite e dall’Organizzazione mondiale della sanità, è stato condannato dai deputati in una risoluzione approvata mercoledì.